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Un saggio imprescindibile per capire il Novecento e ricostruire un'antropologia dell'uomo contemporaneo.
«Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte e oscurate: anche le nostre» – Primo Levi
Quali sono le strutture gerarchiche di un sistema autoritario e quali le tecniche per annientare la personalità di un individuo? Quali rapporti si creano tra oppressori e oppressi? Chi sono gli esseri che abitano la «zona grigia» della collaborazione? Come si costruisce un mostro? Era possibile capire dall'interno la logica della macchina dello sterminio? Era possibile ribellarsi? E ancora: come funziona la memoria di un'esperienza estrema? Le risposte dell'autore di Se questo è un uomo nel suo ultimo e per certi versi più importante libro sui Lager nazisti.
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Posso aggiungere davvero poco a tutto quello che è stato detto su questo capolavoro. Però una riflessione la vorrei fare: leggendo una frase a pag.146 del capitolo 8 - Lettere di tedeschi - (H.L,. studentessa bavarese, scrive a Levi : "non sono sicura che un giorno la mancanza di misura che è propria ai tedeschi non prorompa nuovamente sotto altra veste e diretta ad altri scopi") mi è venuto in mente il modo in cui la Commissione Europea, a forte trazione tedesca, abbia gestito la crisi economica della Grecia, mettendo letteralmente in ginocchio quel popolo (ovviamente senza voler mettere sullo stesso piano l'Olocausto e la crisi greca).
Libro importante come tutti quelli di Levi, ma forse più complesso rispetto a quelli più direttamente autobiografici sulla deportazione come i memoriali di «Se questo è un uomo» e «La tregua». La complessità è quella per cui l’autore – senza mai confondere vittime e carnefici – rifiuta l’atteggiamento manicheo e moralista che ci porterebbe ad idealizzare le une e demonizzare gli altri. La sua analisi cerca un approfondimento di quel lato oscuro della psiche che innesca i nostri meccanismi di sopravvivenza di fronte ad un Male capace di violare ogni dignità umana. E dunque l’annientamento dei «sommersi» a fronte del senso di colpa dei «salvati», nei diversi livelli di collaborazione di questi con il Potere e nell’ottica incerta e soggettiva della memoria, sia per le vittime che per i carnefici. Il tentativo di Levi è proprio quello di “oggettivizzare” il ricordo di quanto è successo - e che per questo solo fatto potrebbe succedere ancora – oltre che di confrontarsi non con i grandi colpevoli (quel manipolo che fu processato a Norimberga) quanto con «quelli che avevano creduto o che non credendo avevano taciuto, che non avevano avuto il gracile coraggio di guardarci negli occhi, di gettarci un pezzo di pane, di mormorare una parola umana». Un libro che, a distanza di trent’anni e in questo nostro tempo di revisionismo storico, non ha perso né di importanza né di attualità.
Come per "Se questo è un uomo", non posso che esprimere immensa gratitudine per un uomo che ha avuto la forza di testimoniare l'Olocausto. Estratto dal terzo capitolo (La vergogna): "Ci viene chiesto sovente, come se il nostro passato ci conferisse una virtù profetica, se "Auschwitz" ritornerà: se avverranno cioè altri stermini di massa, unilaterali, sistematici, meccanizzati, voluti a livello di governo, perpetrati su popolazioni innocenti e inermi e legittimati dalla dottrina del disprezzo......Che la strage tedesca ha potuto innescarsi e si è poi alimentata di se stessa, per brama di servitù e per pochezza d'animo, grazie alla combinazione di alcuni fattori (lo stato di guerra:, il perfezionamento tecnologico ed organizzativo germanico, la volontà ed il carisma capovolto di Hitler, la mancanza in Germania di solide radici democratiche) non molto numerosi, ognuno di essi indispensabile, ma insufficiente se preso da solo. Questi fattori si possono riprodurre, e in parte già si stanno riproducendo, in varie parti del mondo. La ricombinazione di tutti, entro dieci o vent'anni......è poco probabile, ma non impossibile."
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